Il Casentino è stato per secoli una valle chiusa e bloccata dai monti, dotata di una propria tradizione culinaria fatta di cibi poveri. I mulini ad acqua, situati lungo il corso dell'Arno e degli altri corsi torrenti, macinavano quanto offerto dal territorio circostante, cioè castagne e cereali.
La cucina tradizionale casentinese era fatta di minestre o farinate cotte con acqua e sale e insaporite raramente con qualche pezzo di lardo. Inoltre si usava e riusava qualsiasi avanzo della lavorazione del maiale.
La castagna in passato si mangiava in tutti i modi fresca e secca. Con questo frutto si fanno il baldino e la pulenda dolce, ma in passato si usava anche tritarla per fare il pane. Durante tutto il mese di Novembre è possibile partecipare alle sagre paesane come quella di Talla e la famosa Castagnata di Stia per assaggiare le bollite e le ballotte aromatizzate con i semi di finocchio.
Il comune tubero fu introdotto in Casentino dopo la carestia del 1817 e viene correntemente usata per fare piatti come il tortello di patate ed il tortello di ricotta, originario della zona di Pratovecchio. La matrice del tortello di patata è la stessa del raviolo della Romagna soltanto che cambiano il nome (tortello/raviolo) e il metodo di cottura (griglia/pentola). La patata rossa di Cetica è un prodotto D.O.P. che invece viene coltivato dai primi anni del Novecento ed è adatto per piatti tradizionali quali gli stufati, le fritture, gli gnocchi.
Oltre al più conosciuto formaggio pecorino casentinese e l'abbucciato aretino, in Casentino si producono anche ottimi formaggi con latte di capra e prodotti caratteristici come, ricotta, raviggiolo.
Il maiale "grigio" casentinese, solitamente viene allevato allo stato brado con una densità di pochi capi per ettaro in modo. Solitamente nutrito con ghiande, tuberi, castagne e quant'altro mette a disposizione la natura, solo in inverno si provvede ad integrare l'alimentazione con orzo e mais selezionati. Il tutto è dosato in modo che gli animali acculino la maggiore massa muscolare ed il minor numero di grassi nocivi, che si traduce poi in carne più compatta e saporita.
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